Lucio Domizio Enobarbo (in latino Lucius Domitius Ahenobarbus), chi era costui?
I miei venticinque lettori si ricorderanno che ho già scritto qui del suo bisnonno Gneo e della Gens Domizia.
Visto che alternavano fra Lucio e Gneo, al protagonista di questo articolo è toccato Lucio, il bisnonno era Gneo, il nonno Lucio, il padre Gneo e lui quindi, ecco, appunto.
Lucio nasce ad Anzio il 15 dicembre dell’anno 37 d.C. durante il regno dell’imperatore Caligola (Anzio, 31 agosto 12 d.C. – Roma, 24 gennaio 41 d.C.), che era suo zio.
Quando quest’ultimo sarà assassinato, prenderà il suo posto Claudio (Lugdunum, 1° agosto 10 a.C. – Roma, 13 ottobre 54 d.C.), con una curiosa “cerimonia”, il futuro imperatore si era nascosto dietro una tenda per fuggire al massacro della famiglia di Caligola.
Essendo l’unico rimasto in vita della dinastia Giulio-Claudia, quando i soldati lo trovarono fu acclamato come successore, in pratica, in mancanza di meglio si prende quello che si trova, in realtà non fu una scelta così sbagliata visto che dopotutto si dimostrò un buon imperatore.
Altrettanto buoni purtroppo non furono i funghi che la quarta moglie, Agrippina Minore (Ara Ubiorum, 6 novembre 15 d.C. – Baia, marzo 59 d.C.), gli propinò in modo da favorire la successione del figlio che nel frattempo lui aveva adottato.
Il figlio di cui sopra era appunto il nostro Lucio, frutto del matrimonio con il primo marito Gneo Domizio Enobarbo.
A questo punto molti di voi avranno capito chi sia il nostro protagonista che dopo l’adozione aveva cambiato nome, diventerà imperatore dal 54 d.C. al 68 d.C. come Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico (in latino Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus (Anzio, 15 dicembre 37 d.C. – Roma, 9 giugno 68 d.C.), il mondo lo conosce semplicemente come Nerone e tutti almeno una volta nella vita lo hanno sentito nominare, in bene o in male.
Non pretendo certo di descrivere una figura complessa come la sua nell’articolo di un blog, voglio solo presentarvelo.

Il giovane Nerone (aveva 17 anni), seguendo l’esempio della madre, fra le prime cose che fece fu quella di avvelenare il fratello Britannico, figlio di Claudio e di una precedente moglie, la famigerata Valeria Messalina (Roma, 25 d.C. – Roma, 48 d.C. ).
Gli autori latini lo hanno dipinto in maniera estremamente negativa, molte cose sono state smentite negli anni, altre non sapremo mai, non era un santo, questo è appurato, ma è una parte integrante della mia vita e quindi perdonatemi se ne parlo spesso con passione, come fosse un vecchio amico.
L’immagine che di lui hanno tramandato gli autori antichi è ancora oggi quella per cui molti lo conoscono, un imperatore che suonava e cantava (male a detta di tutti…), stravagante nel vestire, appassionato di corse e atletica, disinteressato a guerre di conquista e politica, tanto che quando morì tutti fecero festa.
In realtà non è proprio così, studi più recenti hanno dimostrato che, specialmente nei primi anni di regno, guidato da Seneca (Corduba, 4 a.C. – Roma, aprile 65 d.C.) e dalla madre, è stato anche un ottimo sovrano, dalla parte del popolo e attento alle sue esigenze.

Proprio in questo contesto si inserisce la riforma monetaria che ridusse il peso delle monete d’oro (aurei) e d’argento (denari), questo per favorire i ceti medi come gli equites, che insieme al popolo erano suoi forti sostenitori.

D/ IMP NERO CAESAR AVG GERM; testa laureata.
R/ S – C; Vittoria con scudo con iscritto “S P Q R”. – collezione privata
La riforma gli inimicò l’aristocrazia senatoria, una rottura che non sarà mai sanata.
Crescendo sentì sempre più il peso delle figure di Seneca e della madre tanto che il primo fu “suicidato”, in pratica gli disse che doveva porre fine alla sua vita o avrebbe provveduto lui.
Per la madre ci volle qualche tentativo in più, tentò di seppellirla nella sua camera da letto, di affogarla in un naufragio controllato, alla fine, visto che era scampata sempre a tutto, inviò semplicemente dei sicari ad ucciderla.
In questo sembra che fosse complice anche la sua ultima fiamma e moglie, la famosa Poppea, gelosa del potere della madre del marito.
Nel 64. d.C. avvenne il fatto che segnò il suo declino, il grande incendio di Roma.
Oggi siamo quasi certi della sua innocenza, anzi, si adoperò per domare l’incendio e per la ricostruzione della città in seguito allo stesso, tuttavia, la costruzione della sua enorme residenza, la Domus Aurea, fece sorgere molti dubbi.
A proposito di questa, le indagini archeologiche, pur non negando lo sfarzo e l’enormità dello spazio privato riservato all’imperatore, rivelano che gran parte della residenza era pensata come uno spazio pubblico, un concetto molto moderno per l’epoca.
Una curiosità, al posto del lago che si trovava di fronte all’ingresso della Domus Aurea, verrà costruito l’Anfiteatro Flavio, inaugurato nell’80 d.C. dall’imperatore Tito (Roma, 30 dicembre 39 d.C. – Aquae Cutiliae 13 settembre 81 d.C.), oggi noto come Colosseo.
Sembra che il “soprannome” derivi dall’enorme statua di Nerone (il Colosso appunto) raffigurato come il Dio Sole, che l’imperatore Adriano (Italica, 24 gennaio 76 d.C – Baia, 10 luglio 138), spostò vicino all’anfiteatro (si trovava nel vestibolo della Domus Aurea) per permettere la costruzione del tempio di Venere e Roma.
La frittata però era ormai fatta, ormai erano quasi tutti convinti che avesse pianificato ogni cosa.
Costretto a trovare un capro espiatorio, decise che i cristiani fossero la scelta più appropriata, molti di loro perirono bruciati, utilizzati come torce umane, altri sbranati in giochi di caccia con belve feroci.
Come dicevo prima, non ha fatto tutto quello che gli hanno imputato ma non è certo innocente, era sicuramente un personaggio complicato, che sapeva godere della bellezza dell’arte e della musica (non quella composta da lui…) ma riusciva ad essere crudele arrivando anche ad uccidere sua madre.
Il malcontento crebbe e alla fine, dopo una congiura fallita nel 65 d.C., diverse ribellioni di legioni, anche i pretoriani, su istigazione di Galba (Terracina, 24 dicembre 3 a.C. – Roma, 15 gennaio 69 d.C.) che promise loro molto denaro, gli voltarono le spalle, a quel punto il senato lo dichiarò nemico pubblico, abbandonato da tutti, il 9 giugno del 68 d.C., si fece uccidere da un servo.
Il senato deliberò la damnatio memoriae affinché fosse dimenticato, ma non fu sufficiente, nacque addirittura la leggenda sul suo prossimo ritorno e gli autori antichi riportano anche che in varie parti dell’Impero, vi furono almeno tre persone che sostenevano di essere Nerone tornato a prendere il potere.
Nel XII secolo addirittura, quindi più di mille anni dopo la sua morte, Papa Pasquale II (Papa dal 1099 al 1118), fece diffondere la notizia di aver trasferito i suoi resti, che si trovavano nel sepolcro dei Domizi, in un altro luogo (che ancora oggi è chiamato tomba di Nerone anche se in realtà non ci sono prove che sia mai stato sepolto lì), questo perché il popolo era inquieto, credeva che l’albero vicino alla sua tomba fosse infestato da demoni, a testimonianza che Nerone fosse addirittura l’Anticristo delle profezie.

Era l’ultimo della dinastia Giulio-Claudia, dopo di lui, nell’anno dei quattro imperatori, si sono susseguiti Galba, Otone (Ferento, 28 aprile 32 d.C. – Brixellium, 15 aprile 69 d.C.) e Vitellio (Nuceria Alfaterna, 6 o 24 settembre 15 d.C. – Roma, 20 dicembre 69 d.C.), fino all’ascesa di Vespasiano (Falacrine, 17 novembre 9 d.C. – Aquae Cutiliae, 23 giugno 79 d.C.), primo della dinastia dei Flavi, ve li presento brevemente tramite le loro monete, su Vespasiano e i Flavi magari torneremo perché sicuramente meritano un discorso a parte.

D/ IMP SER GALBA CAES AVG P M TR P; testa di Galba.
R/ LIBERTAS PVBLICA; S – C; la Libertas con pileo e scettro. – collezione privata

D/ IMP OTHO CAESAR AVG TR P; testa di Otone.
R/ SECVRITAS P R; la Securitas con ghirlanda e scettro. – collezione privata
A questo punto ritengo sia giusto aprire una breve parentesi su Otone.
Egli era un grande amico di Nerone e primo marito di Poppea, quando l’imperatore di invaghì di lei, assegnò al suo futuro “non più buon amico” un incarico fuori Roma per poi annullarne il matrimonio e sposare la sua ex moglie.
Questo comunque non impedirà a Otone, una volta salito al potere, di farsi chiamare il “nuovo Nerone”, questo perchè come abbiamo visto, il popolo lo ricordava comunque con grande affetto visto che lo aveva favorito in molti modi.

D/ A VITELLIVS GERM IMP AVG TR P; testa laureata.
R/ PONT MAXIM; Vesta con patera e scettro. – collezione privata

D/ CAESAR VESPASIANVS AVG; testa laureata.
R/ CERES AVGVST; Cerere con spighe di grano, papavero e scettro. – collezione privata
Nerone sarà sempre presente nella storia dell’umanità, come mostro, eroe malinconico, suonatore di cetra su un’altra torre mentre Roma brucia (leggenda che pare fosse nata da una moneta da lui coniata in cui era rappresentato come Apollo Citaredo, suonatore di cetra, vedi sotto), come persecutore di cristiani, pessimo cantante e pessimo musicista.

D/ NERO CLAVD CAESAR AVG GERMANICUS; testa di Nerone.
R/ PONTIF MAX TR POT IMP P P S C; Nerone come Apollo Citaredo che suona la cetra. – collezione privata
Si scriveranno libri, si faranno film, alla fine chiunque fosse, artista, assassino o pazzo, anche lui è riuscito a rendersi immortale e navigare nel fiume della storia fino a noi.
In copertina: Circo di Corinto, bozzetto per Nerone atto 1 scena 1 (1877) – Carlo Ferrario – da Wikimedia Commons
