Uno dei miei personaggi preferiti della storia romana è Nerone, prima o poi (se farete i bravi) scriverò anche di lui, voglio però iniziare da un suo antenato meno noto, il bisnonno, Gneo Domizio Enobarbo (in latino Gnaeus Domitius Ahenobarbus; … – 31 a.C.).
Entrambi appartenevano ad uno dei rami della Gens Domizia (in latino Domitia), gli Enobarbo (in latino Ahenobarbus), che significa letteralmente “barba di bronzo”, infatti molti membri della famiglia, tra i quali lo stesso Nerone (che in origine si chiamava Lucio Domizio Enobarbo, in latino Lucius Domitius Ahenobarbus), avevano la barba rossa.
L’origine della barba rossa è spiegata con un mito secondo il quale i gemelli Castore e Polluce, apparvero ad uno degli antenati della famiglia predicendo la vittoria romana sulla lega latina nella battaglia del Lago Regillo (499 o 496 a.C.).
Per confermare quanto detto gli toccarono il volto e barba e capelli da neri divennero rossi.
Faremo la sua conoscenza attraverso un bellissimo denario della Gens Domitia, fatto coniare da lui nel 41 a.C., a pochi anni dall’assassinio di Cesare (di cui era un sostenitore, dell’assassinio, non di Cesare) per celebrare la sua vittoria Navale di Brindisi del 42 a.C. contro la flotta di Antonio, Ottaviano e Lepido.
La flotta avversaria era comandata da Gneo Domizio Calvino (in latino Gnaeus Domitius Calvinus; prima del 75 a.C. – dopo il 20 a.C.), appartenente al ramo dei Calvino della Gens Domizia.

Di seguito la descrizione del Dritto e del Rovescio:
Al D/ AHENOBAR; testa maschile.
Al R/ CN DOMITIVS IMP; prua con trofeo.
La vittoria è celebrata dal meraviglioso rovescio con la prua della nave e il trofeo che contiene in legenda anche IMP (Imperator), titolo utilizzato in questo caso nell’accezione repubblicana di “generale vittorioso”.
Del personaggio in questione mi ha colpito in particolar modo il suo saltare da una fazione all’altra a seconda del suo comodo, modo di fare che è rimasto immutato ancora oggi.
Schierato con gli avversari di Giulio Cesare, verrà da questi perdonato, ciò nonostante, diventerà in seguito sostenitore del suo assassinio.
Dopo la morte di Cesare nel 44 a.C., anni nei quali si colloca anche la battaglia di Brindisi di cui parlavamo sopra, sarà perdonato di nuovo, questa volta da Antonio, che lo invierà in Bitinia in qualità di governatore.
Le tendenze monarchico/orientaleggianti di Antonio e Cleopatra lo porteranno a cambiare fazione ancora una volta poco prima della battaglia di Azio del 31 a.C., dove avrebbe partecipato nello schieramento di Ottaviano.
Non potrà tuttavia prendere parte alla battaglia perché morirà di una malattia (pare) pochi mesi prima, quando finalmente aveva scelto la fazione vincente.
In ogni caso, alla fine è anche riuscito a morire nel suo letto.

