Ho detto più volte che sono un appassionato di storia, parliamone quindi, vi siete mai chiesti che cos’è la storia?
Parlo della “Storia” con la “S” maiuscola, non di “una storia”, di storie ce ne sono tante, molte sono anche belle, le leggo continuamente nei libri, le vedo nelle serie-tv, nei film, ovunque, ma la storia di cui sto parlando adesso è quella di tutti noi, il racconto del viaggio dell’umanità attraverso il tempo fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima…
…perdonate, mi sono lasciato trasportare, intendevo dire fino ad arrivare a oggi, in questo preciso giorno, ora, minuto, secondo, questo istante che è già passato ed entra nella storia, non parlo di me che sto scrivendo questo articolo; tuttavia, da qualche parte del mondo sta succedendo qualcosa, bella o brutta che sia, che in futuro probabilmente i ragazzi studieranno a scuola, all’università, qualcosa che sarà di esempio per le generazioni che verranno.
Se guardiamo nell’enciclopedia Treccani, la definizione di storia è la seguente:
“Esposizione ordinata di fatti e avvenimenti umani del passato, quali risultano da un’indagine critica volta ad accertare sia la verità di essi, sia le connessioni reciproche per cui è lecito riconoscere in essi un’unità di sviluppo”
Prima proseguire doveroso citare Erodoto (Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, 425 a.C.), il cosiddetto “padre della storia” secondo Cicerone, poiché fu il primo a utilizzare il metodo di cui sopra per analizzare le motivazioni della guerra fra le poleis greche e l’Impero persiano.

Molti potrebbero osservare che la definizione suddetta si riferisce al metodo storico come lo consideriamo oggi, perché in passato spesso succedeva che i fatti fossero filtrati attraverso la lente di coloro che detenevano il potere, da qui il famoso detto “la storia la scrivono i vincitori”.
“Vae Victis”, “guai ai vinti”, disse Brenno nel 390 a.C., dopo aver sconfitto i romani, secondo Tito Livio in Ab Urbe condita libri V,48, c’è da dire che da lì i romani impararono la lezione, ma questa è un’altra storia.
L’osservazione è giusta ma non vuol dire che non ci fossero dei veri storici in antichità, già Erodoto come abbiamo visto utilizzò un metodo analitico cercando di verificare la veridicità dei fatti non fidandosi di quanto scritto da altri sull’argomento di cui voleva trattare, non fu certo il solo.
Tornando alla nostra protagonista, la sua nascita è stabilita intorno al 3.000-3.500 a.C. con i più antichi ritrovamenti di reperti scritti (scrittura cuneiforme) in Mesopotamia.
Visto che è basata sull’analisi delle fonti scritte, su qualsiasi supporto, sia esso un papiro, un monumento, una moneta, ecc…, ecc…, è chiaro che scrittura e storia vanno di pari passo.

Ho già parlato della mia passione per l’Egitto (vedi qui), per la sua scrittura meravigliosa, ma è solo un esempio di come l’umanità ha tramandato la sua storia, che lo abbia fatto in maniera scientifica o meno è una questione per gli storici che sono venuti dopo, in ogni caso è un modo per far rimanere qualcosa di quello che è successo millenni prima di noi.
Non parlo solo di grandi eventi e battaglie, la conquista della Gallia da parte di Cesare, da lui stesso descritta nel De bello gallico, la Prima e la Seconda guerra mondiale, ma anche di tanti fatti più o meno importanti che aiutano non solo a capire cosa è successo, ma anche come eravamo e come potremmo essere.
Una componente da non trascurare è quello che ci insegna, o almeno ci dovrebbe insegnare, vediamo spesso che la storia si ripete, dopo tutto questo tempo e dopo tutto quello che è successo torniamo sempre sugli stessi passi anche se sappiamo benissimo dove portano; tuttavia, andiamo avanti lo stesso.
Grandi eventi a parte, ci sono anche tutta una serie di fatti e persone descritte in archivi e documenti che ci aiutano a capire come vivevano in una determinata epoca, cosa pensavano, come mangiavano, ecc.…, ecc.…
Spesso mi ritrovo a leggere antiche epigrafi che descrivono persone vissute migliaia di anni fa e mi rendo conto che potrebbero essere anche vissute dieci giorni fa, abbiamo sempre i soliti sogni, i soliti desideri, dal più potente al più piccolo, una vita migliore per noi e la famiglia, il desiderio di lasciare qualcosa ai posteri, la paura di essere dimenticati, la voglia di vivere in eterno.
La storia è tutto questo, è l’unica soluzione a uno dei più grandi desideri degli esseri umani, l’immortalità.
Ponce de Leòn (Santervás de Campos, 8 aprile 1460 – L’Avana, luglio 1521) non ha mai trovato la fonte della giovinezza e Nicolas Flamel (Pontoise, 1330 – Parigi, 22 marzo 1418) non ha mai creato l’elisir di lunga vita con la pietra filosofale.


L’unico modo per gli esseri umani di rendersi immortali è passare alla storia, pensate a Giulio Cesare, ogni anno ancora oggi vi sono gruppi che si riuniscono al suo tempio a Roma e qualcuno vi lascia fiori nell’anniversario della sua morte.
Che dire dei faraoni egiziani, famosi ancora oggi per le loro mastodontiche opere funerarie, il loro scopo era farli vivere in eterno nel mondo dei morti, lo hanno fatto sicuramente nel mondo dei vivi.
Quante lotte per raggiungere questa vetta, quanti faraoni e quanti imperatori hanno subito la “damnatio memoriae”, “condanna della memoria”, da parte dei loro successori nel tentativo di cancellarli dalla storia, quante persone hanno vissuto e si sono perse nelle nebbie del tempo.
Mi piace pensare che ognuna di loro, anche se non sapremo mai i loro nomi, sia una goccia nel grande fiume della nostra storia.
Spesso sento dire dai giovani che la storia non serve a niente, ma come può essere così quando è qualcosa che fa parte di ognuno di noi, come è possibile non avere un minimo di curiosità per quello che è successo nel passato.
Non dico che dobbiamo perderci in esso, non dobbiamo dimenticarci che esiste un presente e anche un futuro, tutte e tre cose da coltivare, altrimenti rischiamo di fare come Harry in “Harry Potter e la pietra filosofale”, quando giustamente Silente lo ammonisce dicendo “Non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”.
Libro, tra l’altro, in tema con gli argomenti trattati in quanto riprende il tema dell’immortalità con il personaggio di Nicolas Flamel, qui presentato come alchimista appartenente alla comunità dei maghi.
Lasciando il fantasy ricordiamoci che il Dio Giano dei romani, divinità comunque molto più antica, ha due facce, una guarda al passato e custodisce la memoria, l’altra guarda al futuro e anticipa ciò che sarà.


In copertina: Tavola da Storia dell’Italia Antica – Vannucci – 1873 – da Wikimedia Commons
