Il mito di Tarpeia

Il mito di Tarpeia

Qualche articolo fa (vedi qui anche per tutti i rimandi seguenti) avevo promesso che vi avrei raccontato il mito di Tarpeia (in italiano Tarpea), è giunto quindi il momento di parlarvi di lei.

La vicenda si svolge fra il 753 a.C. (anno della fondazione di Roma) e il 751 a.C., periodo nel quale i romani (sembra nel 749 a.C. per la precisione) rapiscono, durante una festa, le donne dei sabini per prenderle in spose in quanto a Roma non ne avevano abbastanza e il popolo romano rischiava quindi di estinguersi.

Il rapimento è ricordato sul rovescio di un denario della Gens Tituria, una famiglia che si vantava di discendere dai sabini.

L. Titurius Sabinus, Denario, Roma, 89 a.C., RRC 344/1c
D/ SABIN; testa di Tito Tazio; davanti, A-PV e un ramo di palma.
R/ L TITVRI; rapimento delle donne sabine. – da Wikimedia Commons

Il fatto scatenò una guerra che, fra alterne vicende, sfocerà in una pace dovuta proprio all’intercessione delle suddette fanciulle che si frapposero ai due eserciti e li costrinsero a deporre le armi.

Da qui la co-reggenza fra Romolo e Tito Tazio (l’ottavo re di Roma dimenticato spesso da tutti) di cui avevamo parlato nell’articolo sulla fondazione di Roma.

Fra le alterne vicende di cui sopra si inserisce proprio l’episodio di cui è protagonista la nostra Tarpeia, come spesso succede, di questo mito esistono diverse versioni.

Prima di tutto facciamo la sua conoscenza, secondo la storia più accreditata, Tarpeia era una vergine vestale, figlia di Spurio Tarpeio, comandante della rocca posta sul Campidoglio.

La versione più nota è raccontata da Tito Livio nella sua opera Ab Urbe condita, secondo lui la ragazza fu corrotta dai sabini con l’oro e aprì le porte della città ai nemici, lei chiese specificatamente “ciò che portano con la mano sinistra”, intendendo i bracciali d’oro (armille) che i sabini erano soliti indossare.

Al momento del pagamento, tuttavia, invece di darle i bracciali, i soldati ammucchiarono i loro scudi (che portavano appunto con la mano sinistra) su di lei, uccidendola.

Tito Livio (Ab Urbe condita libri, I, 11. Versione Guido Reverdito) descrive così la sua morte:

«…la ragazza era andata oltre le mura ad attingere acqua per i culti rituali. Dopo averla catturata, la schiacciarono sotto il peso delle loro armi e la uccisero, sia per dare l’idea che la cittadella era stata conquistata più con la forza che con qualsiasi altro mezzo, sia per fornire un esempio in modo che più nessun delatore potesse contare sulla parola data.»

Prima di continuare ripropongo il denario sul cui rovescio è rappresentata proprio questa scena, vediamo Tarpeia circondata da soldati sabini poco prima di essere uccisa.

La moneta è coniata sempre dalla Gens Tituria e appartiene alla “serie” dedicata alla guerra fra sabini e romani, sul dritto di entrambe come potete vedere, è raffigurato Tito Tazio.

L. Titurius Sabinus, Denario, Roma, 89 a.C., Crawford 344/2b
D/ SABIN; testa di Tito Tazio; davanti, un ramo di palma.
R/ L TITVRI; Tarpeia con due soldati; in alto, un crescente con una stella. – collezione privata

In seguito, anche Spurio Tarpeio sarà poi accusato di tradimento e condannato dai romani.

Il mito era molto famoso ed è rappresentato anche su altri supporti come ad esempio il fregio che trovate qui di seguito.

Punizione di Tarpeia – Fregio storico della basilica emilia – I secolo a.C. – Palazzo Massimo alle Terme – Roma – da Wikimedia Commons

Dicevamo che il mito ha altre versioni, Propezio (Assisi, 47 a.C. circa – Roma 14 a.C. circa), diceva che Tarpeia si era innamorata di Tito Tazio e che fosse proprio l’amore per quest’ultimo ad averla spinta al tradimento.

Plutarco (Cheronea, 46 a.C. circa – Delfi, 125/127 d.C.) sosteneva che in realtà lei era figlia di Tito Tazio, costretta a vivere con i romani proprio in previsione di un evento come quello, oggi useremo il termine “spia dormiente”.

Dionigi di Alicarnasso (Alicarnasso, 60 a.C. – Alicarnasso, 7 a.C.) riporta che Lucio Calpurnio Pisone Frugi (II sec a.C.), era dell’avviso che non fosse una traditrice poiché la ricompensa da lei voluta erano veramente gli scudi dei sabini in modo che fossero poi indifesi di fronte ai soldati romani.

Come prova della validità di quanto affermato c’era il fatto che questi ultimi tributavano ogni anno onori alla tomba di Tarpeia.

Un’altra versione di origine ignota narra che Tarpeia, smascherata dai romani per il suo tradimento, fu gettata dalla rupe che poi prese il suo nome, del luogo in questione ne riparleremo fra poco.

Personalmente mi piace pensare che abbia ragione Calpurnio Pisone, dopotutto la Gens Tituria le ha dedicato una moneta; tuttavia, la raffigurazione potrebbe anche essere un monito per i traditori di Roma o rappresentare semplicemente un mito legato alla storia della famiglia.

A favore della versione “buona” c’è anche il fatto che Tarpeia, sia che fosse morta sulla rupe soffocata dagli scudi, o gettata da essa come traditrice, fu seppellita proprio in quel luogo e in seguito, in un periodo imprecisato durante il regno di Tarquinio Prisco (Tarquinia, … – …, 579 a.C.) o Tarquinio il Superbo (Roma, … – Cuma, 495 a.C.), i suoi resti furono trasferiti altrove per dedicare l’area a Giove.

Anche qui ci sarebbe da discutere sul motivo del trasferimento, rispetto per la defunta perché tenuta in considerazione oppure perché la consacrazione non poteva avvenire se nel luogo era presente la sepoltura di un traditore?

A prescindere da tutto, la conclusione della vicenda della nostra protagonista è sempre tragica.

Traditrice o salvatrice, Tarpeia è rimasta saldamente nei miti dei romani, oltre alle raffigurazioni che abbiamo visto, c’è una testimonianza molto più vistosa, l’abbiamo menzionata prima come luogo della sua sepoltura, la Rupe Tarpea (rupes Tarpeia, saxum Tarpeium o Tarpeius Mons), che si trova nella parte meridionale del Campidoglio a Roma.

Quella che oggi, dopo il restauro da parte di Gucci dal 2019 al 2021, è una zona panoramica, era il luogo dal quale erano gettati i traditori condannati, questo sicuramente ancora al tempo di Plutarco.

Rupe Tarpea – Campidoglio – Roma – da Wikimedia Commons

In conclusione è doveroso menzionare un’antica divinità di nome Tarpeia che sembra fosse la protettrice della rupe, sul monte si trovava il suo simulacro e come offerte le portavano degli scudi. Il nome deriva dal verbo “tarpare” che significa “estirpare, tagliare”, doveva infatti tagliare il filo della vita dei nemici per punirli.

Sembra che questa divinità sia stata poi umanizzata dando vita al mito di cui abbiamo parlato, o forse è il contrario? Questo forse non lo sapremo mai ma ho sempre trovato queste commistioni fra mito e storia di un fascino incredibile.