La Fondazione di Roma

La Fondazione di Roma

La fondazione di Roma, secondo i calcoli Marco Terenzio Varrone (Rieti 116 a.C. – Roma 27 a.C.) nel suo “Antiquitates rerum humanarum et divinarum” (opera purtroppo perduta ma molto citata da altri autori nei secoli successivi fra cui lo stesso S. Agostino), è avvenuta il 21 aprile del 753 a.C.

La data diventerà il punto di partenza per il calendario “ab urbe condita” (dalla fondazione della città) in cui il 753 a.C. era l’anno zero.

Marco Terenzio Varrone di Andre Thevet – 1584 – da wikimedia commons

Per giungere a tale conclusione, Varrone ha effettuato una vera e propria ricerca storica utilizzando un metodo matematico, cosa che per l’epoca non era così scontata.

Appare comunque chiaro che una data così precisa è più una convenzione che la realtà; tuttavia, le evidenze archeologiche dimostrano che il periodo dell’VIII sec. a.C. è estremamente plausibile come inizio dell’espansione dell’abitato che già si trovava dove oggi sorge Roma.

A questo proposito consiglio vivamente di leggere un libro molto interessante del quale troverete le informazioni qui di seguito.

Roma arcaica e repubblicana di Rita Volpe – collana
I luoghi dell’archeologia – Carocci editore

Per gli stessi autori romani non era semplice raccontare la storia della città, Tito Livio (Patavium 59 a.C. – Patavium 17 d.C.) dirà ad esempio che gli avvenimenti prima del sacco dei Galli (del 390 a.C.), non erano facilmente ricostruibili perché gli archivi di stato erano andati perduti e ricomposti con molte difficoltà lasciando diverse lacune.

Busto di Tito Livio, opera di Lorenzo Larese Moretti (1858-1867). Il busto fa parte del Panteon Veneto, conservato presso Palazzo Loredan di Campo Santo Stefano a Venezia. – da wikimedia commons

Dopo il “quando” passiamo a parlare del “chi” ovviamente. Chi ha fondato Roma?

Come abbiamo visto la zona era abitata già da tempo, la città non è nata dal nulla, l’archeologia in questo ha fatto molti passi avanti, ma i romani cosa ne pensavano?

Publio Virgilio Marone (Andes 17 ottobre 70 a.C.- Brindisi 21 settembre 19 a.C.) nell’Eneide, ci racconterà di come Enea, figlio di Venere, fugge fino a raggiungere le coste dell’antico Lazio.

Publio Virgilio Marone – autore sconosciuto – 19° secolo – da wikimedia commons

Dopo varie peripezie e la fondazione delle città di Lavinio (da parte di Enea) e Alba Longa (da parte del figlio Ascanio), arriviamo a Rea Silvia, loro discendente, costretta a diventare una vestale (sacerdotesse della Dea Vesta, custodi del fuoco sacro) in modo che non potesse partorire eredi al trono di Alba Longa.

La città in quel momento era sotto il controllo dello zio Amulio dopo che questi aveva spodestato il di lei padre, suo fratello Numitore.

Il Dio Marte nel frattempo si era invaghito di Rea Silvia e dalla loro unione nasceranno i due gemelli più famosi di sempre, Romolo (Alba Longa 24 marzo 771 a.C. – Roma 5 o 7 luglio 716 a.C.) e Remo (Alba Longa 24 marzo 771 a.C. – Roma 21 aprile 753 a.C.).

Amulio, appresa la notizia, ordina di annegarli, tuttavia il servo che doveva occuparsi della cosa li abbandona invece sulla riva del Tevere.

Romolo e Remo lasciati sulla riva del Tevere – di Giovanni Battista Fontana
da La storia di Romolo e Remo – 1575 – da wikimedia commons

Rea Silvia sarà confinata in una torre poiché le vestali non potevano avere figli e generalmente, visto che la legge proibiva di toccarle, erano sepolte vive in una buca sotterranea e lasciate a morire di fame, a lei toccò sorte migliore poiché era di stirpe reale.

Il fiume trasporterà i gemelli vicino a una grotta dove vengono salvati da una lupa e protetti da un picchio, entrambi animali sacri a Marte.

Vicino c’è anche una pianta di fico, che sarà poi noto con il nome di “ficus ruminalis” (fico ruminale).

In seguito, li troverà il pastore Faustolo, proprio mentre raccoglieva i frutti di questa pianta, deciderà di portarli a casa dalla moglie Acca Larenzia e insieme li cresceranno.

Una volta cresciuti si vendicheranno di Amulio, Numitore tornerà sul trono di Alba Longa e i gemelli fonderanno una loro città che sarà poi chiamata Roma.

Nella disputa per decidere su quale dei colli fondarla, Remo sarà ucciso e Romolo diventerà l’unico Re.

Di seguito una bellissima moneta della Gens Memmia che lo raffigura come il Dio Quirinus, con il quale sarà identificato dopo la sua morte.

C. Memmius C.f., Denario, Roma, 56 a.C., Crawford 427/2
D/ QVIRINVS/C MEMMI C F; testa di Quirino.
R/ MEMMIVS AED CERIALIA PREIMUS FECIT; Cerere con torcia e spighe di grano; davanti, un serpente.
collezione privata

In realtà non è proprio vero che sarà l’unico re, qualche anno dopo, dal 750 a.C. al 745 a.C., dividerà il trono con Tito Tazio (Cures Sabini … – Lavinio 745 a.C.), già re dei Sabini, personaggio poco noto alle masse e ancora più mitico di Romolo stesso, ma che a tutti gli effetti può essere considerato l’ottavo re di Roma, è raffigurato su una moneta repubblicana della Gens Tituria. Sul rovescio della stessa si trova il mito di Tarpeia che però vi racconterò in un altro articolo.

L. Titurius Sabinus, Denario, Roma, 89 a.C., Crawford 344/2b
D/ SABIN; testa di Tito Tazio; davanti, un ramo di palma.
R/ L TITVRI; Tarpeia con due soldati; in alto, un crescente con una stella. – collezione privata

La storia dei gemelli era conosciuta da tutti nell’antica Roma, a riprova di questo esiste un meraviglioso denario (potete ammirarlo qui sotto) della Gens Pompeia, al dritto è presente un bel ritratto della personificazione della città, capita a fagiolo visto che alla fine la vera protagonista è lei.

Nel rovescio è raffigurato Faustolo (Faustulus) intento a raccogliere fichi mentre la lupa allatta i gemelli, sul fico sono presenti anche i picchi.

Gens Pompeia-Sex. Pompeius, Denario, Roma, 137 a.C., Crawford 235/1b
D/ Testa di Roma con elmo attico alato; davanti, X; dietro, una brocca.
R/ FOSTLVS – SEX PMO / ROMA; il pastore Faustulus che guarda la lupa che allatta i gemelli; dietro, il ficus ruminalis con 3 picchi. – collezione privata

I ludi saeculares e i mille anni di Roma

A ulteriore dimostrazione del fatto che i romani prendevano molto sul serio la data di fondazione, vi sono le fastose celebrazioni per i mille anni di Roma che si sono tenute sotto il regno dell’imperatore Filippo l’Arabo (Filippo I – Marco Giulio Filippo Augusto – Trachontis 204 d.C. – Verona 249 d.C.) nell’anno 248 d.C.

È giusto menzionare anche il suo predecessore, lo sfortunato Gordiano III (Marco Antonio Gordiano Pio – Roma 225 d.C. – Circesium 244 d.C.), in quanto aveva iniziato i preparativi di un grande trionfo da celebrare una volta vinta la campagna contro i persiani (che poi non fu così vittoriosa alla fine).

Busto di Gordiano III – Musei Capitolini – da wikimedia commons
Busto di Filippo l’Arabo – Musei Vaticani – da wikimedia commons

Di tali preparativi si impossessò poi Filippo l’Arabo e costituirono la base di partenza per i festeggiamenti del millenario.

Base molto cospicua oltretutto, la “Historia Augusta” parla di trentadue elefanti, dieci alci, dieci tigri, sessanta leoni, trenta leopardi, dieci iene, mille coppie di gladiatori, sei ippopotami, un rinoceronte, dieci orsi-leoni (?), dieci giraffe, venti onagri, quaranta cavalli selvatici e un gran numero di altri animali.

Una precisazione doverosa in merito al nome di queste celebrazioni, si chiamavano “ludi saeculares”, i “giochi secolari”.

Tale nome non indica la festa per il millenario di Roma ma una celebrazione che si teneva circa ogni cento anni, in maniera discontinua fin dalla Repubblica, per tre giorni e tre notti, con sacrifici e spettacoli teatrali.

I giochi del 248 d.C. sono stati particolarmente sfarzosi proprio per via del millenario, tra l’altro sembra che proprio questi furono gli ultimi, gli imperatori cristiani infatti interromperanno il ciclo.

Filippo l’Arabo ha coniato delle bellissime monete in occasione dell’evento, molte raffiguranti al rovescio gli animali di cui sopra, altre invece con un cippo, che si ritiene sia il cosiddetto “miliarium aurem” o “pietra miliare aurea”.

Filippo I – Antoniniano – 248 d.C. – Zecca di Roma – RIC 24c
D/ IMP PHILIPPUS AVG; busto radiato, drappeggiato e corazzato.
R/ SAECVLARES AVGG; COS / III; cippo. – collezione privata
Filippo I – Sesterzio – 248 d.C. – Zecca di Roma – RIC 157 – collezione privata

Si tratta di una colonna marmorea rivestita d’oro su cui erano indicate le distanze in miglia da Roma a tutte le principali località dell’Impero.

Si trovava presso il tempio di Saturno, all’estremità occidentale del Foro Romano ed era stata eretta dall’imperatore Augusto nel 20 a.C.

Di tale monumento oggi resta solamente una parte della base.

Miliarum Aureum – Foro Romano – Roma – da wikimedia commons

Come nota finale ci tengo a ringraziare gli utenti del sito lamoneta.it, uno strumento indispensabile per gli appassionati di numismatica, per la loro estrema competenza e passione e per il loro preziosissimo aiuto sulle questioni storico/numismatiche per questo e per altri articoli relativi a tali argomenti.

In copertina: La lupa capitolina – Musei Capitolini – Roma – da wikimedia commons