…in quell’isola laggiù
C’era una via che passava di là, proprio dove vivi tu
C’era allegria, c’era felicità, ma la guerra è una follia
Ma se qualcuno, sorride a te, un domani ancora c’è…
Non mi commuovo facilmente, tuttavia ogni volta che mi viene in mente questa canzone, ogni volta che rivedo il cartone animato (è un anime lo so, chiamarlo in quel modo però fa riaffiorare bei ricordi) quasi mi succede, è la massima espressione di un talento inarrivabile, di una storia meravigliosa che dentro ha tutto, azione, avventura, dramma, comicità, fantascienza, post-apocalittico, guerra, pace, riscatto, ribellione e quanto altro, per me è come se fossero “I promessi sposi” in versione animata.
Ovviamente da piccolo non avrei potuto fare il paragone con i promessi sposi e immagino anche che a questo punto vi sarete chiesti di cosa sto parlando, tuttavia, se non lo avete capito dal titolo e dai versi iniziali, ripassate il vostro bagaglio di conoscenze nerd perché altrimenti sarete bocciati all’esame di “nerditudine”.
Va bene, va bene, ne avevo già scritto brevemente qui di questa opera, si tratta di “Mirai Shōnen Konan” (Future Boy Conan – Conan, The Boy in future – Conan il ragazzo del futuro) del 1978 (prima visione italiana del 1981).

Il talento inarrivabile di cui sopra è Hayao Miyazaki che lo ha diretto, sceneggiato e disegnato, aiutato da altri grandi dell’animazione giapponese come Isao Takahata, Keiji Hayakawa e Yasuo Ōtsuka.


Per quanto mi riguarda suppongo di aver conosciuto Conan per la prima volta negli anni dal 1983 al 1987, sicuramente a quel punto lo avevo visto perché nel 1987 è uscito un altro grande anime del quale parlerò magari in un prossimo articolo, “Hokuto No Ken” (Ken il guerriero-1984 e prima visione in italiana del 1987).
Lasciamo da parte per il momento il successore della Divina Scuola di Hokuto e torniamo al nostro Conan, per un bambino come me (avrò avuto non più di dieci anni quando l’ho visto), abituato principalmente ai robottoni, Mimì che giocava a pallavolo e simili (niente togliere a questi che sono comunque capolavori del genere), vedere Conan fu un’esperienza quasi mistica.
Fu l’inizio di una parte importantissima delle passioni della mia vita, quella per la fantascienza e il post-apocalittico (vedi articolo citato sopra), rimasi assolutamente estasiato dall’ambientazione e dai personaggi.
La prima puntata in cui questo ragazzino che respira sott’acqua per un tempo quasi indefinito, parte a caccia dello squalo “Naso Bianco”, tuffandosi da una vecchia corazzata arenata nella sua isola perduta, nuotando fra vecchi grattacieli e tunnel della metro ormai sommersi da tempo, mi lasciò completamente esterrefatto.
Sembrava quasi che avessero creato tutto quello per me, ancora non sapevo quanto mi sarebbe piaciuto ma già me ne stavo facendo un’idea.

Prima di continuare, doveroso precisare che la storia non è completamente originale, è molto liberamente tratta da un romanzo breve intitolato “The Incredible Tide” (L’incredibile ondata) di Alexander Key del 1970.
Questo autore, del quale io e i miei amici ignoravamo l’esistenza, ha cambiato letteralmente le nostre vite, il suo nome e il titolo dell’opera erano citati durante la meravigliosa sigla italiana (ne parleremo dopo) come fonte per le vicende dell’anime; tuttavia, nessuno era riuscito a capire cosa fosse perché a quel tempo internet non c’era e non era così facile trovare le cose.
Passato qualche anno (credo fosse addirittura il 1997) riuscimmo a trovarne una copia in lingua originale in rete che poi qualche appassionato aveva tradotto in italiano, fu la prima volta che lo lessi.
Successivamente e direi, finalmente, nel 1999 la Kappa edizioni fece uscire il libro con il titolo di “Conan. Il ragazzo del futuro – The Incredible Tide” che avrà altre due edizioni, una del 2004 e l’ultima del 2016 (questa con traduzione rivista) con il titolo definitivo di “Conan, il ragazzo del futuro”.
Il romanzo mi è piaciuto anche se è molto diverso dall’anime, quest’ultimo però gli rimane fedele nello spirito pacifista ed ambientalista che è il fulcro dell’opera.


Di cosa parla quindi Conan alla fine, narra delle avventure di questo ragazzo buono e forte, spesso ingenuo, cresciuto da solo con il nonno in un’isola sperduta, che parte alla ricerca di amici e di sé stesso, inseguendo i cattivi che hanno rapito Lana, la bella di turno.

Detto così può sembrare un normale anime come ce ne potrebbero essere tanti, invece no ovviamente, c’è molto altro.
È ambientato nel futuro, negli anni dal 2028 al 2030, venti anni dopo la III guerra mondiale (avvenuta nel 2008), nella quale il mondo è stato distrutto da bombe elettromagnetiche che hanno sommerso quasi tutti i continenti.
Le persone rimaste vivono sulle poche isole emerse, fra queste spiccano “Industria” (chiamata in italiano “Indastria”) e Hyarbor (High Harbor), la prima rappresenta il vecchio modo di vivere tecnologico, industrializzato e militarizzato che ha portato alla distruzione del mondo, la seconda, il luogo ideale dove le persone vivono nel rispetto reciproco e di ciò che li circonda, portando avanti un’esistenza pacifica nel tentativo di non ripetere gli errori del passato.


La conclusione come si può facilmente immaginare è estremamente positiva, tuttavia, considerando quanto è successo da allora e sta succedendo anche adesso, estremamente utopica, un mondo senza guerre, dove si rispetta l’ambiente e dove le persone si aiutano a vicenda è purtroppo molto lontano dall’essere realtà.
Tempo fa un sognatore di nome John Lennon cantava, “You may say i’am a dreamer, but i’m not the only one, i hope one day you’ll join us, and the world will be as one”.
Ancora aspettiamo che quel giorno arrivi.
Qualche anno dopo il mitico John Scatman diceva “But listen to me brother, you just keep on walkin’, ‘Cause you and me and sister ain’t got nothing to hide, Scatman, fat man, black and white and brown man, Tell me ‘bout the color of your soul, If part of your solution isn’t ending the pollution Then I don’t wanna hear your stories told”.
Stiamo ancora decidendo il colore della nostra anima e attendiamo di capire quale sia la soluzione per salvare l’ambiente.
Perdonate se mi sono lasciato trasportare da qualche tema di attualità (ma non solo) cerco sempre di non farlo ma io ci credo che “se qualcuno, sorride a te, un domani ancora c’è”.
Come avrete capito non ho intenzione di farvi un elenco di tutti i personaggi, buoni e cattivi, o raccontarvi per filo e per segno gli episodi, questa parte sta a voi, lo scopo dell’articolo è presentarvi qualcosa che amo, sperando magari di mettere anche a voi la voglia di approfondire.
A proposito di questo avete molte possibilità, Conan è disponibile in streaming, in varie edizioni DVD (la prima di Yamato Video nel 2000 e poi di Dynit nel 2009) e pure due super edizioni in Blu-ray sempre di Dynit, nel 2021 e nel 2023.
L’edizione più recente in dvd e quelle in blu-Ray contengono anche il nuovo doppiaggio in italiano fedele all’originale giapponese, ne vale la pena perché è davvero fatto bene, i veterani dovranno abituarsi alle voci ma ci si può fare, se proprio volete comunque è presente anche la traccia con il doppiaggio classico.

In conclusione, soprattutto perché l’ho citata durante tutto l’articolo, come non ricordare la sigla italiana di Conan cantata da Giorgia Lepore (musica di Massimo Buzzi, testo di Lucio Macchiarella, arrangiamento di Mario Scotti-Ed. Doro TV-1981), l’unica canzone che non si salta ma si ascolta sempre ogni volta, che riprende i temi dell’anime in maniera perfetta, una poesia che inneggia all’amore, alla pace e alla determinazione di lottare per quello in cui si crede.
In copertina: flashback di Monsley, scena tratta da Conan il ragazzo del futuro, NHK TV, 1978



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