“Un quarto, di un quarto, della metà di un carico di banane”
“Ma che cosa c’entrano le banane?”
“Le banane c’entrano sempre!”
Quante volte ho sentito questo scambio di battute nel mio film preferito in assoluto, così come “I Promessi Sposi” lo sono per i libri, sopra tutto ci sono loro, poi inizia la normale classifica.
Come avrete capito dal titolo dell’articolo, il film in questione è l’assolutamente mitico “Banana Joe”, 1982, con Bud Spencer per la regia di Steno, il soggetto è dello stesso Bud Spencer.
Abbiamo tutti delle opere che ci colpiscono e ci accompagnano per tutta la vita, siano esse immortali come “I Promessi Sposi” o più leggere e divertenti come “Banana Joe”.
Devo ammettere che per me è un’opera immortale anche questo.
Il grosso omone venditore di banane è stata una presenza fissa fin da quando ero piccolo, lo sono stati Bud Spencer e Terence Hill in generale con i loro film, nel caso specifico comunque Bud è il solo protagonista.
Le avventure di Joe che lotta per salvare il suo amato villaggio di Amantido dagli speculatori ha un che di poetico.
Apparentemente ingenuo, sa farsi valere, spesso a suon di legnate, ma anche con un po’ di furbizia, magari aiutata da alcuni improbabili amici come il truffatore Manuel.
Indimenticabili alcune scene, la richiesta del certificato di nascita, parodia e critica dell’eccessiva burocrazia che ci affligge ancora oggi, degna de “Le 12 fatiche di Asterix” (1976).
L’addestramento militare con il sergente José Félipe María Marquíno, precursore comico del sergente maggiore Hartman di “Full Metal Jacket” (1987).
Ovviamente c’è spazio anche per l’amore, quello per Dorianne, Joe si invaghisce di lei “perché ha le calze”.
Non mi dilungo oltre nella trama, sia mai che a qualcuno sia venuta voglia di vederlo.

Magari a questo punto vi aspettate un’analisi dal punto di vista tecnico, mi spiace deludervi ma per quella dovrete cercare in qualche sito specializzato.
La mia passione per cinema, serie-tv e simili, oltre all’ovvia scelta degli argomenti preferiti, è soprattutto emotiva.
Come ho passato il tempo che ho speso a guardare? Mi sono divertito? Mi sono rilassato o comunque immerso nella storia, dimenticando per un po’ tutti i problemi del “mondo reale”?
Queste sono domande fondamentali, in un mondo dove tutti sono ormai critici cinematografici (e anche scrittori, vedi l’articolo Il Mondo di Caledorn-Prologo), l’unica cosa che conta è come ti fa sentire un film quando lo guardi, altrimenti tutto il resto non serve a nulla, se un’opera non ti esprime niente o non ti fa passare del tempo piacevole, è inutile analizzarla dal punto di vista tecnico, semplicemente non ha raggiunto il suo scopo.
Ci tengo a precisare che nutro il massimo rispetto per esperti e appassionati di tali argomenti, ne conosco abbastanza e sono tutte persone capaci che ammiro moltissimo, ci troviamo spesso a discutere, ogni volta imparo qualcosa di nuovo ed è una cosa per me molto importante.
Mi raccomando recuperate il film se non lo avete ancora visto, in caso contrario vi farò conoscere gli scagnozzi del Sig. José Torcillo e non ci sarà Joe a difendervi.
In copertina: Bud Spencer in una scena di Banana Joe (1982).
