Aulo Vitellio Germanico Augusto (in latino Aulus Vitellius Germanicus Augustus), chi era costui?
Vitellio (Nuceria Alfaterna, 6 o 24 settembre 15 d.C. – Roma, 20 dicembre 69 d.C.), è stato un imperatore romano, l’ultimo di quelli che io chiamo “I tre moschettieri”, Galba, Otone e Vitellio appunto, e l’ultimo di 4 che si succederanno dal giugno del 68, dopo la morte di Nerone (vedi anche qui), a tutto il 69 d.C., in quello che comunemente viene chiamato l’anno dei 4 imperatori, che si concluderà con la definitiva presa del potere di Vespasiano nel mese di dicembre (era comunque già stato acclamato dalle sue legioni nel mese di luglio).

Di lui le fonti non dicono cose molto lusinghiere, Svetonio pensa che siano esagerate, frutto di persone a lui avverse, come succede spesso (non che Svetonio fosse esente da questo…), ma in ogni caso pare che non fossero poi così lontane dal vero.
La sua famiglia discendeva o da antichi re del Lazio (secondo Svetonio) o da un ciabattino (secondo Cassio Severo), non è dato sapere a questo punto, pare che la sua carriera sia stata favorita da essere stato amante di Tiberio prima e amico di Caligola dopo, con il quale condivideva la passione per i carri, cosa che lo costrinse a zoppicare per tutta la vita a causa di un incidente.
Abile adulatore, utilizzò sempre questa sua capacità per ingraziarsi i potenti, per Claudio usò la passione per i dadi, per Nerone invece quella per il canto.
Galba lo mise a capo delle truppe della Germania Inferior, ufficialmente perché lo stimava, in realtà pare per toglierselo dai piedi, non riuscì nell’intento tuttavia perché Vitellio, grazie alle doti di cui sopra, fu molto apprezzato dai soldati che alla fine lo acclamarono Imperatore al posto di Galba.
“Galba dichiarò apertamente che coloro di cui meno si doveva aver paura erano quelli che pensavano solo a mangiare e che Vitellio, con le ricchezze della sua provincia avrebbe potuto riempire il suo ventre senza fondo; allora allora fu chiaro a tutti che era stato scelto più per disprezzo che per favore.”
Piccola parentesi prima di continuare, il titolo “Germanicus”, che generalmente era attribuito ai generali vittoriosi in Germania, gli venne attribuito semplicemente perché era stato acclamato Imperatore appunto in quella provincia.
Nel frattempo, Galba era morto (assassinato) e sostituito con Otone (che morirà suicida), fu quindi contro di lui che gli eserciti di Vitellio vinsero e anche il senato di Roma acclamò quest’ultimo come Imperatore il 16 aprile 69 d.C.
In tutto questo è bene notare che Vitellio non aveva fatto assolutamente nulla se non quello di essersi prodigato in adulazioni e aver cancellato le pene e le note di demerito dei soldati al suo comando, questi ultimi poi, si erano occupati del resto su iniziativa dei loro comandanti, fra cui Fabio Valente (in latino Fabius Valens; Anagni, 35 d.C. – Urbino, 69 d.C.).
“Una volta entrato nell’accampamento accordò tutto quello che ognuno gli domandava e di sua iniziativa soppresse le note di demerito ai soldati degradati, gli abiti dimessi per gli accusati e i supplizi per i condannati.”
Sembra che non avesse interesse a diventare Imperatore, tuttavia, il fatto di non avere alcun merito nei fatti di cui sopra non gli impedì di arrivare a Roma come trionfatore fra fasti e banchetti, che non si interruppero neanche durante il suo regno.
Comunque sia andata è infatti quasi assodato che fosse un gran bevitore e amante dei banchetti, non aveva nessun vero amico perché gli amici li comprava, aveva un certo peso politico a causa del padre (Lucio Vitellio il Vecchio, più volte console e governatore sotto Tiberio e Claudio; Nuceria Alfaterna, 10 a.C. – 51 d.C.), dal quale aveva ereditato un consistente patrimonio, fu console, proconsole in Africa e Galba come abbiamo visto, motivazioni a parte, lo scelse per comandare l’esercito della Germania Inferior.
Alla fine, le sue amicizie effimere lo portarono alla rovina, tentò di salvarsi abdicando in nome di Vespasiano ma, dopo alterne vicende di battaglie e tradimenti, non riuscì a sfuggire alla morte, fu massacrato (Svetonio non ci risparmia nessuno dei dettagli truculenti) dalla folla e poi gettato nel Tevere il 20 dicembre 69.

Come nota finale è bene far presente un “piccolo” dettaglio da non trascurare, alla sua morte contribuì non poco il fatto di aver bruciato sul Campidoglio i sostenitori di Vespasiano (compreso il di lui fratello Tito Flavio Sabino, prefetto di Roma) assieme al tempio di Giove (ancora più grave dell’aver bruciato delle persone…):
“li fece improvvisamente attaccare e li costrinse ad asserragliarsi nel Campidoglio, dove furono soppressi incendiando il tempio di Giove Ottimo Massimo; lui stesso, dalla casa di Tiberio, contemplava sia il combattimento, sia l’incendio, mentre prendeva il suo pasto.”
Addirittura, assisteva mentre banchettava, figuriamoci se Svetonio si faceva sfuggire questa ulteriore occasione di paragonarlo a Nerone, come fa diverse volte nel raccontare la vita di Vitellio.
Nel suo breve regno, durato 8 mesi e 4 giorni, riuscì comunque a coniare anche delle bellissime monete come questo denario:

D/ A VITELLIVS GERM IMP AVG TR P; testa laureata.
R/ PONT MAXIM; Vesta con patera e scettro. – collezione privata
In copertina: L’Imperatore Vitellio nella sua galea, approda a Lione – Stampa – 1901 – da Wikimedia Commons
Bibliografia:
- Massimo Blasi – L’incredibile storia degli Imperatori Romani – Newton Compton Editori
- Svetonio – Vita dei Cesari – Garzanti, i grandi libri – (da qui provengono le citazioni presenti nell’articolo)

Lascia un commento