L’Imperatore del gelato

Visto che il primo tentativo di ricominciare a scrivere articoli in rete lo avevo fatto nell’ormai lontano 2018, progetto per vari motivi purtroppo abbandonato, ho deciso di recuperare e risistemare alcuni degli scritti già pubblicati e delle bozze (che magari prima o poi, o anche no, riuscirò a finire), che ritengo possano essere meritevoli di pubblicazione.

Fra questi come non inserire il primo pubblicato in assoluto, una strana digressione, lasciatemi dire, su una serie tv scoperta per caso e una poesia in essa contenuta che mi aveva colpito particolarmente, ma ecco qui di seguito in corsivo l’incipit dell’articolo originale del 2018 che ho usato come punto di partenza:

Visto che oggi tutti hanno un blog, ho deciso di averne uno anche io, come dite? La frase è fatta? Si lo so ma calza a pennello.

Non vi può fregare di meno di quello che scrivo? Allora che ci fate qua a leggere?

Sistemate le rimostranze dei miei venticinque lettori (Manzoni docet) e visto che in questi giorni mi sono visto “Damnation”, ho pensato di mettere qua come primo post il testo di una poesia citata nella serie che mi ha colpito particolarmente, non avevo idea esistesse e ancora non mi sono messo a sbrogliare la matassa del significato però solo per il fatto che nel titolo ci sono le parole “Imperatore” (lode a Palpatine) e “gelato” (devo dimagrire ma il gelato è troppo buono pure con la neve) valeva la pena citarla e quindi eccola qua:

Di seguito i testi in originale inglese e in italiano aggiornati rispetto a quelli dell’articolo del 2018:

The Emperor of Ice-Cream

Call the roller of big cigars,
The muscular one, and bid him whip
In kitchen cups concupiscent curds.
Let the wenches dawdle in such dress
As they are used to wear, and let the boys
Bring flowers in last month’s newspapers.
Let be be finale of seem.
The only emperor is the emperor of ice-cream.

Take from the dresser of deal.
Lacking the three glass knobs, that sheet
On which she embroidered fantails once
And spread it so as to cover her face.
If her horny feet protrude, they come
To show how cold she is, and dumb.
Let the lamp affix its beam.
The only emperor is the emperor of ice-cream.

From: The Collected Poems of Wallace Stevens (Vintage Books, New York, 1982)


L’imperatore del gelato

Chiama quel nerboruto, l’arrotolatore
di grossi sigari e digli di montare
in tazze da cucina panne concupiscenti.
Si gingillino le fanciulle nelle vesti
consuete e portino i ragazzi
fiori avvolti in giornali vecchi di un mese.
Fa’ che l’essenza sia fine all’apparenza
Il solo imperatore è l’imperatore del gelato.

Togli dal comò d’abete povero,
senza i tre pomelli di vetro, quel lenzuolo
su cui un tempo lei ricamò colombe
e stendilo fino a coprirle il viso.
Se le spuntano i piedi callosi, sarà
per rivelare quanto è fredda, e muta.
Fa’ che la lampada proietti il suo raggio
Il solo imperatore è l’imperatore del gelato.

© Traduzione italiana di Andrea Sirotti


Alla fine, la matassa in parte l’ho sbrogliata, ho scoperto che Wallace Stevens  (1879–1955) è un poeta modernista americano, la poesia in questione, The Emperor of Ice-Cream (1922), è una meditazione sulla natura effimera della vita terrena e sull’accettazione della morte senza illusioni. Da quello che ho potuto capire il gelato, buonissimo ma destinato a sciogliersi rapidamente, rappresenta i piaceri fisici e materiali che quindi dobbiamo goderci il più possibile prima che svaniscano.

Wallace Stevens
Ritratto di Wallace Stevens (1879–1955) usato per la copertina della prima edizione di The Collected Poems of Wallace Stevens (1954) – da Wikimedia Commons

Non so cosa pensare esattamente in merito a questo dal punto di vista poetico/letterario, esula del tutto dalle mie conoscenze sinceramente, da profano in materia di poesia modernista posso però dire che è un concetto che si sposa perfettamente con la nostra società, sempre di corsa, dietro a cose delle quali non abbiamo bisogno, quando poi le abbiamo, via di nuovo verso altre mete. E così via alla continua ricerca di chissà cosa, quando magari quello che serve per essere felici e vivere bene lo abbiamo già da tempo ma non ce ne rendiamo conto. Capisco che può essere un discorso fatto e rifatto, però in questo caso calza a pennello con l’argomento dell’articolo, è sempre bene riflettere su certe cose, inutile dire che ovviamente includo anche me stesso nei centometristi di cui sopra.

Mentre riflettevo su certe cose mi è venuta in mente una vecchia canzoncina per bambini che ascoltavo sempre da un vecchio disco in vinile da 45 giri, mi piaceva tantissimo, si intitola “La Tartaruga”, anche lei correva e correva prima di rallentare e quando lo fece, scoprì un sacco di cose belle che si era persa.

Proprio mentre sto finendo di scrivere ho scoperto che in realtà non era solo una “canzoncina per bambini”, a suo tempo era famosa e la cantava Bruno Lauzi nel 1975, composta da lui medesimo con Pippo Baudo e Pippo Caruso, chi lo avrebbe mai detto.

Le specifiche precise sono qui sotto per chi è interessato, era parte di un singolo con due canzoni, l’altra son sincero non credo mi fosse piaciuta molto non me la ricordo per niente:

Lato A

  1. La tartaruga – 2:38 (testo: Bruno Lauzi – musica: Pippo Baudo-Pippo Caruso; edizioni musicali Suvini Zerboni, Numero Uno)

Durata totale: 2:38

Lato B

  1. Al pranzo di gala di Babbo Natale – 2:35 (testo: Bruno Lauzi – musica: Pippo Baudo-Pippo Caruso; edizioni musicali Numero Uno)

Durata totale: 2:35

Poster della serie-tv “Damnation”