Nel mio Olimpo dei libri in cui come sapete, “I Promessi Sposi” occupano un posto d’onore, ci sono opere altrettanto valide e incredibili, fra queste “La Storia Infinita” (Die unendliche Geschichte) di Michael Ende, del 1979.

Non rileggo molto spesso un libro, ma per quelli presenti nel mio Olimpo generalmente faccio un’eccezione, spesso più di una, nel caso specifico sono almeno 5.
Alle volte mi chiedo come ho fatto da piccolo a leggere così tante volte questo libro, tra l’altro così lungo, circa 448 pagine, poi ricordo le emozioni che provavo quando entravo nel mondo di Fantàsia e mi torna tutto in mente.
Ammetto di non averlo riletto di recente, una mancanza che dovrò assolutamente colmare quanto prima, anche solo per avere un punto di vista più “adulto” sulla storia.
Ho scoperto dopo che per questo tipo di romanzo si usa il termine “metalibro”, essendo un libro che parla di un altro libro, non conoscevo il termine a quel tempo ma come dico sempre non si finisce mai di imparare.
A prescindere dai termini tecnici, mi sono sempre riconosciuto nel protagonista, Bastiano Baldassarre Bucci (Bastian Balthasar Bux), tipo timido e riservato, spesso preso in giro dai compagni, amante dei libri e dei mondi in essi contenuti.
Immaginatevi quindi quando ho scoperto che questo libro conteneva un mondo, all’interno del quale c’era un libro che conteneva un altro mondo sterminato, una cosa incredibile.
Non riesco a ricordare se ho visto prima il film “La Storia Infinita” (1984) oppure ho letto il libro, è diventato un dubbio esistenziale, un po’ come la famosa domanda sul fatto se sia nato prima l’uovo o la gallina.
Quello che mi ricordo è che ho adorato entrambi, in seguito ho appreso con rammarico che l’autore ha odiato il film e ha anche intentato causa per rimuovere il suo nome dai titoli, sono rimasto sconvolto dalla cosa perché il film è uno dei pilastri della mia infanzia.
Quante volte l’ho rivisto, quante volte ho sognato di essere insieme ad Atreiu e cavalcare con Artax verso l’avventura.
Che grosso trauma condivido con tanti bambini di quei tempi, a causa della scena della morte di quest’ultimo nelle paludi della tristezza, dove si lascia affondare abbandonandosi allo sconforto.

Tutto questo mi fa pensare che la soluzione del mio dubbio esistenziale di cui sopra sia di aver visto prima il film.
Vi ricordo che ne esistono altri due, “La Storia Infinita 2” (1990) e “La Storia Infinita 3” (1994), li menziono per completezza ma a mio avviso non hanno assolutamente la medesima potenza del primo, il terzo capitolo tra l’altro non ha niente a che vedere con il libro.
Se il film mi aveva aperto un mondo, il libro ne ha aperti mille, bellissima l’edizione italiana, fedele all’originale tedesca, con il testo in due colori, rosso per il mondo “reale” e verde (o verde acqua) per il mondo di Fantàsia.
Leggendolo ho finalmente scoperto il seguito della storia, ho conosciuto molti personaggi di cui ignoravo l’esistenza, sono rimasto folgorato dai giganti che per fare un passo impiegano diecimila anni, già da adulto mi sembrano un’eternità, figuriamoci l’effetto della cosa su un bambino.
Credo che questo libro sia il principale responsabile, in senso positivo ovviamente, della mia passione per la letteratura fantasy, sono sicuro al 99% che sia stata la prima lettura del genere.
Che inizio per questa mia passione, la lettura di un libro che esorta le persone a sognare, a non smettere di credere nei propri sogni, una cosa che da adulti dimentichiamo e invece dovremmo sempre ricordare (un tema che accomuna molte opere letterarie fra cui anche “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry del 1943), quando il mondo che ci circonda ci opprime e la tristezza ci coglie di sorpresa.
Noi tutti abbiamo un nostro personale Auryn che ci protegge dalle paludi della tristezza, sono i nostri sogni, le nostre speranze, la nostra voglia di vivere e immaginare mondi sempre migliori, se non lo facciamo il Nulla prevarrà e tutto sarà stato vano.
A questo punto è doveroso inserire lo scambio di battute più famoso del primo film, riassume perfettamente i concetti che ho cercato di esprimere sopra e contiene spunti per molte riflessioni sul mondo di ieri, oggi e domani:
Atreyu: ‘Perché Fantàsia muore?’
Gmork: ‘Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.’
Atreyu: ‘Che cos’è questo Nulla?’
Gmork: ‘È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.’
Atreyu: ‘Ma perché!?’
Gmork: ‘Perché è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.’
Prima di concludere devo assolutamente menzionare la canzone del film, “Never Ending Story”, composta nel 1984 da Giorgio Moroder e cantata da Limahl, ancora oggi mi trovo a canticchiarla continuamente tanto mi è entrata nel cuore, specialmente questa strofa:
Reach the stars
Fly a fantasy
Dream a dream
And what you see will be
Ultimamente è tornata alla ribalta a causa di una famosissima scena della serie “Stranger Things”, se l’avete vista sapete di cosa parlo, in caso contrario fatelo subito, però dopo aver visto, o meglio, letto, “La Storia Infinita”.
In copertina: Atreiu e Falcor – La Storia Infinita – 1984 – Medusa Distribuzione
