[Ho vissuto abbastanza sia (in giorni) di vita che (in giorni) di gloria]
Quanti di voi sanno chi era Gaio Giulio Cesare (in latino Gaius Iulius Caesar)? Immagino tutti avrete sentito almeno una volta parlare di lui, Cesare, il Dittatore, terrore dei galli, colui che fece grande la Repubblica Romana che voleva poi trasformare in una monarchia, restaurando il potere dei Re su Roma detenendone il potere assoluto (che di fatto già aveva comunque…), accuse infondate?
I suoi avversari ci credevano così tanto da pugnalarlo ben 23 volte quel giorno delle Idi di Marzo (15 marzo) del 44 a.C., alla fine ottennero però l’effetto contrario, si scoprì che l’odiato Cesare era in realtà amato da molti e i cattivi alla fine furono loro, questo spianò la strada a Gaio Ottavio, che nel testamento si scoprì essere stato designato suo erede e figlio adottivo. Diventerà il primo e uno dei più grandi Imperatori di Roma, Cesare Augusto.

Finisco qui la lezioncina di storia su Cesare, ci sono molti posti dove potete leggere le sue imprese e la sua morte, quello che invece non si legge molto spesso e che ho scoperto da poco, è quello che lo ha portato alla morte, semplice, direte voi, le 23 coltellate, e invece non è necessariamente così come vedremo.
Piccola premessa, sono sempre stato appassionato di Numismatica (per chi non lo sapesse è la scienza che studia le monete e la loro storia in tutte le loro forme che non implica necessariamente il collezionismo delle stesse), soprattutto di quella romana, sia repubblicana che imperiale, principalmente nel primo periodo.
Da qui, leggendo varie pubblicazioni, mi sono imbattuto in alcuni scritti, i più autorevoli dei quali del compianto Sergio Novajra, scomparso nel 2023, grande numismatico che ha dedicato gran parte della sua passione a Cesare e alla gens Giulio-Claudia, questo articolo è ispirato ai suoi scritti, alla fine vi darò alcuni riferimenti bibliografici per approfondire.
Cesare, oltre ad essere un grande leader politico, un condottiero che si lanciava in battaglia in maniera spesso spericolata, era anche esile, soggetto a emicranie e soprattutto ad attacchi epilettici. Sosteneva che la cura per i suoi mali era la vita militare, per questo motivo faceva lunghe marce, dormiva sempre all’aperto e mangiava in maniera frugale.
Sembra che verso la fine della sua vita (a quei tempi 55 anni erano un traguardo notevole) tuttavia, provato dalle fatiche e dal peggiorare dei suoi mali, si fosse stancato delle battaglie e si fosse convinto di aver già avuto sufficiente gloria e giorni di vita da desiderare la morte, da qui la frase citata da Cicerone in “Orationes – Pro Marcello – 25”, la stessa che dà il titolo a questo articolo, Satis diu vel naturae vixi vel gloriae[Ho vissuto abbastanza sia (in giorni) di vita che (in giorni) di gloria].

Alcuni studiosi (fra cui André Donnadieu, in un interessante articolo tradotto in italiano a cura di Sergio Novajra) hanno analizzato l’epilessia di Cesare in maniera approfondita giungendo alla conclusione che in realtà, pur essendo i suoi attacchi riconducibili a quella, i suoi tratti fisici e mentali non sono compatibili con essa. In conclusione, quindi, anche se in generale viene preso per buono il fatto che lui era epilettico (condizione riportata quasi sempre nei libri di storia come assodata e che possiamo anche vedere ad esempio in alcune serie-tv come “Roma”), in realtà la questione non è scontata come si crede.
Che qualcosa avesse è confermato da molte fonti, tuttavia non era epilessia, c’è il sospetto che siano le fonti letterarie ad averlo trasformato in essa in quanto, non potendo negare che Cesare avesse qualche debolezza, avevano trovato però il modo di trasformarla in altro.
La spiegazione si trova nel fatto che la malattia in antichità, oltre al suo nome più comune di “morbus comitialis” (perché quando qualcuno aveva un attacco i comizi si interrompevano) era conosciuta anche come anche “morbus sacer”, morbo sacro; pertanto, si riteneva che quando qualcuno aveva un attacco epilettico, lo spirito divino si manifestasse attraverso di lui.
In questo modo quindi, pur non potendo negare che Cesare avesse qualche forma di malattia, la stessa si trasformava in un potente strumento per accrescere l’aura mistica di quello che poi dopo la morte diventerà il Divo Giulio, perché sarà divinizzato e in suo onore verranno innalzati templi, alcuni visibili ancora oggi.

A prescindere da quale fosse la verità sull’epilessia, è innegabile che (come viene anche evidenziato dai ritratti delle sue monete del 44 a.C. che mostrano un volto magro dal collo molto lungo), dal 45 a.C., l’ultimo anno di vita, le sue condizioni di salute peggiorarono moltissimo, la motivazione di questo è da ricercare in una qualche malattia cronica che non abbiamo modo di identificare ma che lo avrebbe certamente portato alla morte entro breve tempo.

Tutto questo dove ci porta? Se mettiamo insieme quanto dichiarato da Cesare stesso in merito alla sua vita (o piuttosto alla fine di essa) e la sua malattia cronica, arriviamo ad un’affascinante teoria sulla sua morte.
Cesare decise di recarsi in senato quel fatidico giorno del 15 marzo del 44 a.C., privo di scorta e altre protezioni, per gettarsi nelle braccia dei suoi assassini.
Vi erano stati presagi, avvisaglie di cospirazioni, sogni premonitori (della moglie Calpurnia), e quanto altro (ci mancava solamente che i congiurati lo avvertissero loro stessi che volevano farlo fuori), perché scelse di ignorarli?
Come è possibile che un uomo come lui, con occhi e orecchie ovunque, non fosse a conoscenza di una congiura ai suoi danni ordita non da 2 o 3 persone, ma da ben 60-80 senatori (su 900 totali a quel tempo), con schiere di servitori e clienti. Che fossero tutti così incorruttibili e con la bocca talmente cucita da non aver fatto trapelare nulla? Non è credibile secondo me.
E se lo avesse fatto volutamente? Pensateci bene, un uomo come lui, dopo tutta la gloria, le vittorie e i traguardi raggiunti, come poteva accettare di morire debole e malato, quale fine triste e ingloriosa per una vita come la sua, ha deciso invece di immolarsi per smascherare la corruzione e l’inutilità dell’ormai superata Repubblica in favore di un sistema più forte e duraturo, che avrebbe dato al futuro Impero Romano un posto indelebile nella storia dell’umanità.
Cesare stesso dopo tutto aveva detto “nihil esse rem publicam, appellationem modo sine corpore ac specie” [“la repubblica non è nient’altro che un nome senza corpo né anima”] – Svetonio (Vita di Cesare, 77).
E’ anche possibile che, essendo ormai diventato l’ombra di se stesso a causa della malattia, non fosse più in grado di esercitare il suo potere e fu quindi usato come “fantoccio” dai suoi sostenitori per prendere tempo, in attesa di una soluzione che poi i congiurati stessi servirono sul classico piatto d’argento.
Quindi non un Cesare consapevole e eroico che si immola per i suoi ideali ma un Cesare sacrificato per la causa inconsapevolmente.
Non sono un amante della teoria del complotto ma è impossibile non pensarci, soprattutto perchè il risultato storico è innegabile e a prescindere da come sia andata davvero lo scopo è stato comunque raggiunto.
L’idea che la verità storica possa essere quella dipinta nell’ipotesi “consapevole” mi affascina moltissimo, rende Cesare un personaggio quasi romantico, tuttavia potrebbe essere anche il risultato di quella letteratura antica di parte, che con le sue “sviolinate” porta a idealizzare alcuni personaggi e la dannazione per molti altri, senza mai sapere davvero dove sia la verità, fortunatamente l’archeologia, la numismatica e l’indagine storica riescono oggi molto spesso a disperdere molto di quel fumo negli occhi che questi sedicenti scrittori ci hanno gettato per millenni.
È chiaro che da appassionato di storia, soprattutto romana, preferisco pensare che sia andata in quel modo, piuttosto che immaginare un Cesare ormai talmente indebolito da tutti i suoi mali da avere la mente così offuscata da non accorgersi neanche di ciò che gli stava intorno, cadendo (da solo o spinto da altri) nella trappola orchestrata dai suoi rivali.
La storia però non è solo romanticismo ma è anche e soprattutto ricerca della verità, chissà magari prima o poi scopriremo cosa è successo davvero, o forse no, l’importante è non smettere mai di cercare.
Bibliografia:
- Articolo La presunta epilessia di Giulio Cesare André Donnadieu (a cura di Sergio Novajra) contenuto nel Notiziario n. 2, Anno 2025, dell’Associazione Culturale Italia Numismatica
- Articolo Il pensiero e il destino della morte in Giulio Cesare (satis diu vel naturae vixi vel gloriae) a cura di Sergio Novajra contenuto nel Notiziario n. 3, Anno 2025, dell’Associazione Culturale Italia Numismatica
- Cronologia delle monete con il ritratto di Cesare di Sergio Novajra – Associazione Culturale Italia Numismatica – Nummus et Historia XV
- Dittature, consolati e altri titoli di Cesare di Sergio Novajra – Quaderno di Studi XXXVII Gen/Feb 2000 – Circolo Numismatico “Mario Rasile”
- Parentele della famiglia Giulio-Claudia di Sergio Novajra – Quaderno di Studi XLVI Lug/Ago 2001 – Circolo Numismatico “Mario Rasile”
- Il vero volto di Cesare di Andreas Alföldi – Quaderno di Studi XLVI Lug/Ago 2001 – Circolo Numismatico “Mario Rasile”
- Giovanni Geraci – Arnaldo Marcone Storia Romana con la collaborazione di Alessandro Cristofori e Carla Salvaterra – Le Monnier Università
- Cesare. La conquista dell’eternità di Alberto Angela – Mondadori