“Harry Potter, che grande onore per me”, così Dobby l’elfo domestico si rivolgerà a Harry Potter all’inizio del secondo capitolo della saga (sia nel libro che nel film la frase è molto simile), personalmente sono d’accordo con lui, nonostante mi ci sia voluto un po’ di tempo, è stato un grande onore per me conoscere il maghetto con gli occhiali.

Era il 1997 quando il mondo impazzì per l’arrivo di “Harry Potter and the Philosopher’s Stone”, in Italia “Harry Potter e la pietra filosofale” (Salani Editore), in televisione non vedevo altro che ragazzini esaltati per questo maghetto a cavallo di una scopa, che assaltavano le librerie in cerca di una copia ogni volta che usciva un nuovo libro.

Harry Potter e la pietra filosofale – Salani – 1997

Odiavo questo personaggio disegnato male (non mi piacevano le copertine…) che non mi trasmetteva altro che fastidio, nonostante gli amici mi dicessero che dovevo leggere i libri perché erano veramente fantastici io non volevo crederci, non capivo come potessero piacermi quei libri per “bambinetti”.

Mi comportavo un po’ come ai primi tempi dell’uscita degli anime giapponesi, quando coloro che non sapevano cosa fossero in realtà ti dicevano continuamente, “ma che fai guardi i cartoni animati per bambini?”, che rabbia mi facevano.

Con gli appassionati di Harry mi sono comportato allo stesso modo nei primi anni, è stata una delle poche volte nella mia vita che non ho saputo riconoscere qualcosa di valido quando l’ho visto, eppure di solito ho naso per queste cose.

Di positivo c’è che quando finalmente mi sono reso conto di cosa fosse questa saga, la consapevolezza mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno, una sorpresa o un regalo estremamente gradito.

Quando nel 2001 uscì la trasposizione cinematografica del primo capitolo, mi feci finalmente (era ora…) convincere a guardare almeno quello, nel frattempo di libri ne erano già usciti quattro.

Come ho detto altre volte cerco sempre di leggere l’opera da cui è tratto prima di vedere un film, nel caso di Harry Potter proprio non mi andava giù l’idea di farlo, tuttavia, un po’ per fare contenti gli amici e un po’ per curiosità, decisi di dargli almeno il beneficio del dubbio andando al cinema.

Locandina di “Harry Potter e la pietra filosofale” – Warner Bros – 2001

L’inizio della trasposizione cinematografica, per chi non ha già letto il libro, può essere un po’ spiazzante, ti introducono questi personaggi vestiti da maghi delle favole in una strada di notte che parlano di cose che non capisci, a quel punto però, mentre Silente spengeva i lampioni, a me si accese qualcosa nel cervello e in quel momento mi resi conto che quello non era solo l’inizio di un film, ma l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita in cui quel bambino piccolissimo (aveva 1 anno e 3 mesi la prima volta che appare) sarebbe stato parte integrante.

Ho visto il film senza fare un fiato dall’inizio alla fine, forse anche per paura che i miei amici mi raccontassero troppe cose di quella storia che così avidamente stavo iniziando ad amare, forse alla fine qualcosa ho chiesto, sicuramente il minimo indispensabile.

Finita la proiezione dissi una cosa del tipo, “accidenti devo ammettere che è bello, come mai non lo avevo mai voluto considerare?”, gli amici ovviamente, dopo quasi quattro anni che cercavano di farmelo capire, non avevano molto altro da dire in proposito.

A quel punto non restava che correre in libreria a comprare i libri usciti fino a quel momento, come dicevo prima erano quattro:

  1. Harry Potter e la pietra filosofale (1997)
  2. Harry Potter e la camera dei segreti (1998)
  3. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (1999)
  4. Harry Potter e il calice di fuoco (2000)

Non ricordo quanto tempo ho impiegato a leggerli ma considerando che, soprattutto i primi tre, sono relativamente corti ed eravamo in periodo natalizio, non credo di averci messo più di una settimana.

Non rimaneva che aspettare con ansia l’uscita del quinto, “Harry Potter and the Order of the Phoenix”, “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”, che in Italia non sarebbe avvenuta prima del 31 ottobre del 2003 a meno che, il nuovo me ormai innamorato della saga, non avesse preso l’edizione inglese prevista per il 21 giugno.

La copertina era gialla con la fenice al centro, l’emozione era indescrivibile, ricordo ancora a memoria il titolo del primo capitolo “Dudley Demented”, “Dudley dissennato”, che non presagiva nulla di buono, cercai di farmelo durare il più possibile ma invano, lo divorai in pochissimo tempo.

Harry Potter and the Order of the Phoenix – Bloomsbury – 2003

Dal quinto capitolo in poi ho sempre letto prima la versione originale e poi quella in italiano, quando uscì l’ultimo, “Harry Potter and the Deathly Hallows”, “Harry Potter e i doni della morte”, nel 2007, sapendo che con quello la saga era finita, non ebbi il coraggio di leggerlo se non dopo quasi un anno, quando ormai il pericolo di spoiler era troppo alto e non potevo attendere oltre.

Doveroso a questo punto completare l’elenco delle opere iniziato prima:

  • Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2003)
  • Harry Potter e il principe mezzosangue (2005)
  • Harry Potter e i Doni della Morte (2007)

Fortunatamente di materiali per tenere occupati i fans ce ne sono moltissimi e questo aiuta a tenere a freno la nostalgia, anche se la mancanza di un nuovo libro si fa sentire ogni giorno.

Sono usciti approfondimenti, tra l’altro molto graditi e interessanti come quelli della serie della “Hogwarts Library”, “Biblioteca di Hogwarts”, una sceneggiatura teatrale sequel, “Harry Potter and the Cursed Child”, “Harry Potter e la maledizione dell’erede”, sceneggiature cinematografiche dei nuovi capitoli della saga di “Animali Fantastici”.

Copertina di “Hogwarts Legacy” – Portkey Games – 2023

Sogno sempre però un vero e proprio libro come i magnifici sette originali, anche come prequel (per questo abbiamo un videogioco, “Hogwarts Legacy” del 2023), purtroppo non credo che accadrà.

A dicembre di quest’anno dovrebbe uscire una serie TV recap della saga su HBO, a parte le solite polemiche su attori e altro, mi auguro davvero che possa avere successo e porti linfa vitale ad un mondo che comunque è ancora vivo e con un grande seguito di appassionati.

In conclusione, il ragazzo che odiava Harry Potter adesso ha un tatuaggio a tema, un cosplay da Mangiamorte (lo sapete che ho sempre un debole per i cattivi), libri, gadget e la speranza che il maghetto con gli occhiali lo accompagni ancora per molti anni a venire.


In copertina: Dobby l’elfo domestico in una scena di “Harry Potter e la camera dei segreti” – Warner Bros. – 2002