Don Abbondio

Don Abbondio

Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovan nel manoscritto, né a questo luogo né altrove.

Penso che tutti avranno riconosciuto questo famoso passo da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, se non perché lo avete letto con voglia, quantomeno lo avrete fatto controvoglia a scuola, è la prima volta che viene menzionato Don Abbondio, non sarà l’ultima ovviamente...

Visto che sono stato tutta la sera a sistemare il sito in modo da renderlo presentabile, non potevo non concludere con un breve primo articolo sulle motivazioni che mi hanno spinto a dargli il nome del famoso curato, quello più ovvio è che adoro “I Promessi Sposi”, penso che sia il romanzo più bello mai scritto, ci trovi tutto, azione, disperazione, speranza, religione, comicità, allegria, redenzione, pure qualche risvolto fantasy, magari prima o poi ci torneremo su tutto questo.

Torniamo però al nostro Don Abbondio, è un personaggio che amo moltissimo, con quel suo continuo cercare una tranquillità che non troverà mai, quel suo essere un po’ coraggioso (poco) e un po’ codardo (molto), opportunista quanto basta ma che in fondo vuole bene a tutti, quando pare a lui ovviamente.

Un po’ forse mi ritrovo in lui, in quella sua continua ricerca di tranquillità di cui sopra, quel suo fuggire da ogni cosa che esula dalla routine quotidiana, che porta magari ad una vita monotona ma tuttavia così semplice e appagante, dove cerchi di dare poco nell’occhio, in modo che il mondo non ti colga mai di sorpresa, tuttavia lui è sempre lì dietro l’angolo, la vita accade e ti trascina dietro con lei, non importa quanto sei duro, non importa se sei un vaso di coccio o di ferro, quello misura solamente quando ti farai male alla fine.

Questo comunque non vuol dire che poi sia un male, spesso ti rendi conto anche che è bello ogni tanto lasciarsi trascinare dalle onde, su questo però il nostro curato non sarebbe d’accordo.

Per il momento direi che con “I Promessi Sposi” possiamo chiuderla qui, non preoccupatevi non parlerò solamente di questo romanzo, non voglio che vi spaventiate come Don Abbondio dopo l’incontro con i bravi…

Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull’animo del poveretto, quello che s’è raccontato.

Spero prima o poi di averli pure io almeno venticinque lettori, intanto iniziamo da qui e chiudiamo anche qui che altrimenti poi domani mattina mi sentirò come Renzo dopo la nottata brava in locanda a Milano, molti di voi sapranno anche come è finita…

Tutte le immagini dell’articolo sono del pittore Francesco Gonin dall’edizione del 1840 de I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII – da Wikimedia Commons

Le citazioni provengono da: I promessi sposi di Alessandro Manzoni a cura di Angelo Marchese – Arnoldo Mondadori Scuola 1985.